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Albamar
^Il progetto
Il progetto si rivolge ai migranti marocchini e albanesi rimpatriati, forzatamente o volontariamente, dall’Italia ai loro paesi di origine e mira alla definizione e alla implementazione di un programma di accompagnamento sostenibile e integrato, che comprenda la complessità dei diversi fattori collegati al ritorno (fattori psicologici, sociali ed economici).
Il reinserimento nei paesi di origine è un processo che comincia nel paese di accoglienza e che deve essere supportato in tutte le sue diverse fasi, da quella precedente alla partenza, di preparazione al rientro, al reinserimento e alla partecipazione attiva nella società di origine.
^Il contesto
Recentemente è stato osservato che i rimpatri forzati di migranti che risiedono illegalmente nei paesi dell’Unione Europea, hanno un impatto fortemente negativo sia su chi torna, sia sulla sua società di origine.
Il rimpatrio, infatti, è un’esperienza traumatica di per sé, anche se era già stato pianificato, rappresenta un’interruzione della propria esperienza migratoria, e spesso è visto come una incapacità a soddisfare un’ambizione personale e come la perdita di potere a prendere decisioni sulla propria vita.
Il ritorno se percepito come un fallimento, come l’effetto di una diminuzione delle proprie prospettive e delle proprie risorse, espone a un immediato rischio di migrazione illegale o di reclutamento in piccole organizzazioni criminali. Il ritorno, invece che come un evento psicologicamente destabilizzante, può essere pianificato come una naturale fase del percorso migratorio e l’assistenza socio-economica nel processo di reintegrazione dei migranti nei loro paesi di origine, assicura a tale processo una sostenibilità di maggiore durata e una maggiore sicurezza.
L’esigenza di un supporto al ritorno in patria dei migranti, tanto in relazione alla loro reintegrazione economica, e che tenga conto anche degli aspetti psicologici del rimpatrio, è emersa in maniera chiara dal progetto pilota ALNIMA, co-finanziato dalla Commissione Europea e realizzato dagli stessi partner in Marocco e Albania tra aprile 2004 e maggio 2005.
^Territori coinvolti
Il progetto concentra le sue attività in Lombardia e Piemonte e nelle regioni di origine delle comunità marocchine e albanesi presenti in Italia, quindi le province di Khouribga e di Beni Mellal, rispettivamente nella regione di Chaouia-Ourdigha e Tadla-Asilal in Marocco, e le province di Tirana e Shkodra in Albania.
^Beneficiari
Il progetto si rivolge a:
— Migranti albanesi e marocchini rimpatriati dall’Italia, contattati nelle prigioni di Milano e Torino
— Migranti albanesi e marocchini illegalmente residenti in Italia con un alto grado di vulnerabilità sociale contattati pressi i centri di assistenza a Torino e a Milano
— Migranti rientrati nei loro paesi di origine, sia quelli contattati già in Italia sia quelli contattati direttamente una volta rientrati
— Giovani a rischio di migrazione clandestina, contattati in Albania e in Marocco e coinvolti in attività sociali e culturali volte al loro coinvolgimento nella società di appartenenza.
^Attività previste
Formazione degli operatori sociali.
La formazione professionale sarà offerta a persone che già lavorano, ad esempio, come formatori e insegnati nelle prigioni o come operatori di Ong italiane che assistono i senza fissa dimora, per valorizzare il rapporto di fiducia reciproca già instaurato tra i migranti che potenzialmente potrebbero essere beneficiari del progetto e operatori di servizi con i quali questi sono già in contatto. Infatti persone in situazioni di significativa instabilità sociale (come migranti che risiedono illegalmente in Italia) possono essere facilmente disorientati se sottoposti a una molteplicità di interlocutori che gli riportano messaggi diversi.
Consulenza e formazione professionale.
Saranno contatati sia i migranti che devono necessariamente lasciare l’Italia, sia quelli che possono essere potenzialmente interessati a tornare nel proprio paese di origine con il supporto di un programma per il rientro. Durante tali contatti, i migranti vengono preparati all’impatto con il rimpatrio e vengono loro illustrate le possibilità che avranno una volta ritornati nel loro paese.
Attivazione e funzionamento dei centri nei due paesi di origine
Saranno attivati quattro centri per fornire a chi rientra i seguenti servizi: consulenza psicologica, supporto nella ricerca di impiego attraverso l’assegnazione di alcune borse-lavoro, aiuto nella creazione di impresa, consulenza legale, formazione professionale.
In Albania sarà rinforzata la capacità della ONG (Hope for the Future), che già svolge attività di questo tipo a Tirana; in più sarà aperto un nuovo centro a Shodra.
In Marocco si attiverà un centro a Khouibga (regione di Chaouia-Ouardigha) e un altro a Beni-Mellal (regione di Tadla-Azila); entrambi saranno gestiti in partenariato con l’associazione AVFIC.
Assistenza per l’inserimento lavorativo
I centri forniranno assistenza ai rimpatriati attraverso il supporto all’inserimento sul mercato del lavoro (6 mesi di stage), il supporto alla creazione di impresa fornendo accesso a un servizio di microcredito, supporto psicologico, consulenza legale.
Attività di sensibilizzazione
In Marocco e in Albania saranno organizzate attività di sensibilizzazione sul tema della migrazione, in cui i migranti rimpatriati avranno un ruolo fondamentale attraverso il racconto della propria esperienza; la loro partecipazione sarà funzionale, inoltre, a una migliore integrazione nella vita sociale della propria comunità.
Creazione di due associazioni
I migrati ritornati in patria saranno supportati nella attivazione di un’associazione che lavorerà insieme con i centri nel fornire un supporto culturale e sociale ai migranti rimpatriati e alle loro famiglie.
Raccolta dati e pubblicazione.
Attraverso il lavoro di focal point in tre paesi (quattro centri tra Albania e Marocco e la presenza di operatori sociali in Italia) si attiverà una rete di scambio di informazioni sui flussi di ritorno; la realizzazione di un database permetterà, attraverso internet, a tutti i centri di consultare i dati raccolti.
Attivazione di una rete di enti che assistono i rimpatri dei migranti.
Il personale dei centri che saranno creati nei due paesi parteciperanno a un lavoro transnazionale sui rimpatri assistiti, in modo da consentire lo scambio di informazioni tra gli staff che lavorano in Marocco e in Albania e valorizzare al massimo le esperienze acquisite nei due paesi. Si realizzerà un sito web per tale scambio di documentazioni tra i centri.
Informazione e sensibilizzazione
Le autorità italiane, marocchine e albanesi, a cui sarà presentato il progetto, saranno coinvolte nella definizione di politiche sostenibili per l’implementazione di programmi di ritorni assistiti.
In Italia sarà organizzata una conferenza finale per presentare le attività del progetto e i risultati raggiunti.
15/07/2008 -
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